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Bibliografia Le opere di Nuto Revelli

 

MAI TARDI. DIARIO DI UN ALPINO IN RUSSIA

(Einaudi 1967 e succ.)

Questo diario racconta giorno per giorno l’odissea degli alpini della «Tridentina» in Russia, sino alla tragica conclusione della ritirata. Molte pagine da allora sono state scritte su quell'evento, ma le annotazioni scarne che Nuto Revelli ha affidato al suo taccuino continuano a costituire una testimonianza viva e indimenticabile.

Cronaca autentica di una delle pagine più terribili della guerra fascista, il libro traccia anche la storia di una esperienza individuale che riflette una svolta decisiva nella storia di tutti gli italiani.

 

«Non è solo e non tanto uno spietato e rovente atto di accusa contro le cricche degli alti papaveri politici e militari, la criminale imprevidenza e impreparazione, le vergogne dei profittatori nelle retrovie, la prepotenza disumana e sprezzante dell'alleato tedesco. È prima di tutto la tragedia dei "poveri cristi" gettati allo sbaraglio, beffati, traditi, e che pure, nello sfacelo immane di un esercito e poi di uno Stato, riscoprono in sé le ragioni profonde del vivere».

Alessandro Galante Garrone

 

LA GUERRA DEI POVERI

(Einaudi 1962 e succ)

 

La guerra dei poveri scritta sulla scorta di diari, documenti, lettere, testimonianze, racconta una eccezionale esperienza di guerra, dalle rive del Don alla retrovia del fronte francese sulle Alpi, la lotta partigiana e i giorni della Liberazione; ma è al tempo stesso la storia della graduale formazione di Revelli, dal disorientamento di fronte a una guerra tragica e assurda alla presa di coscienza delle proprie responsabilità di antifascista.

 

«È la guerra vista “dal basso”, la guerra sofferta. [...] È, prima di tutto, la tragedia dei poveri cristi gettati allo sbaraglio, beffati, traditi, e che pure, nello sfacelo immane, di un esercito e poi di uno Stato, riscoprono in sé le ragioni profonde della dignità del vivere, del semplice valore umano».

 

Alessandro Galante Garrone

 

«Revelli dalla fine della guerra lavora con un’idea fissa: far sì che le prove sopportate dagli italiani piú silenziosi e piú dimenticati e piú pazienti non vadano perdute».

 

ltalo Calvino

 

LA STRADA DEL DAVAI

(Einaudi 1966 e succ)

 

«La strada del davai (davai in russo significa: avanti, cammina!) non mi ha fatto dormire per parecchie notti: ma non perché i fatti raccontati mi siano nuovi giacché anch'io, allora, vi fui dentro sino al collo, ma per la verità atroce che continua anche oggi nella vita dei sopravvissuti, e per la luce in cui sono messe queste testimonianze. Parla, questo terribile documento umano, di quello che accadde sul fronte orientale a molti italiani, alpini nella Cuneense. La guerra sul fronte russo: i popoli, gli eserciti, l'individuo e la moltitudine ci vengono incontro come fosse ancora ieri e riproviamo le atrocità, gli eroismi, le spavalderie, la generosità, gli egoismi, la pazzia e l'ironia in un paradosso gigantesco. Ci viene spontaneo dire: ma in questo tempo abbiamo vissuto? Ma queste cose sono accadute?»

Mario Rigoni Stern

 

L’ULTIMO FRONTE

Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale

(Einaudi 1971 e succ)

 

Le lettere di soldati caduti o dispersi in Russia nella seconda guerra mondiale, raccolte e curate da Nuto Revelli. Attraverso la paziente e sempre dolorosa raccolta di interi epistolari e di un gran numero di "ultime lettere" dei caduti sul fronte russo (di qui il titolo del libro), Nuto Revelli ridà voce a quei «sommersi» della storia che il silenzio delle fonti ufficiali si ostina, ovunque e da sempre, a soffocare. E che invece riemergono a dire, vivi e presenti nella loro quotidianità, i problemi e gli interrogativi di una condizione umana. Diecimila lettere, migliaia di uomini che parlano, che raccontano.

Alcuni che dicono quasi tutto, disegnano l'arco completo della loro vita militare; altri, con testimonianze frammentarie, restituiscono poche pagine della loro esperienza. Pagine tutte ancora attuali, a settant'anni da quel conflitto epocale, per testimoniare insieme, l'orrore, lo squallore della guerra e la cultura materiale di quei soldati contadini.

 

IL MONDO DEI VINTI

Testimonianze di vita contadina. La pianura. La collina. La montagna. Le Langhe

(Einaudi 1977 e succ)

 

La fame, il lavoro infantile, l'emigrazione, le guerre insensate, la convivenza tra partigiani e nazifascisti. E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che sfigura il paesaggio. Nei racconti dei 270 intervistati da Revelli - i contadini e montanari delle valli cuneesi, i vinti di sempre - scorre una linfa poetica che affiora negli scatti della memoria, con immagini e parole capaci di lasciare il segno. A volte cariche di dolore per le sofferenze e la durezza delle vite passate, a volte cariche di ingenuità. Il ritratto della condizione umana di una minoranza costretta a lasciare il proprio ambiente e i propri modelli di vita diventa lo specchio di una società malata, la denuncia dell'incapacità di ordinare in modo civile trasformazioni epocali che hanno assunto dimensioni drammatiche, dal Veneto alla Calabria.

 

L’ANELLO FORTE

La donna: storie di vita contadina

 

(Einaudi 1985 e succ)

 

Dare una voce alla donna della campagna povera e meno povera perché finalmente scriva la sua storia. Questo libro segna un'altra tappa dell'appassionato impegno civile di Nuto Revelli. Sette anni di lavoro, centinaia di testimonianze. Il racconto delle «Madri Coraggio» di un mondo sommerso. La centralità della figura femminile emerge da questi racconti, spesso trascinanti, che fotografano vicende, generazioni, mondi diversi, e ci fanno conoscere quale straordinaria varietà di significati possano assumere parole quali lavoro, maternità, matrimonio. In tutte le storie c’è un identico carattere di vitalità e di forza: le testimonianze raccolte da Revelli mostrano come la famiglia e la stessa società contadina, attraversate da emigrazioni e da guerre, debbano a queste donne la loro continuità e la loro sopravvivenza.

«Una grande potenza di vita e di rappresentazione. Una grande opera di poesia. È la storia di tutti, perché tutti nei secoli passati siamo stati contadini»

Lalla Romano

«Una gigantesca Spoon River contadina»

Corrado Stajano

 

IL DISPERSO DI MARBURG

(Einaudi 1994 e succ)

 

La misteriosa identità di un nemico lontano nel tempo: la leggenda del «tedesco buono» catturato e ucciso dai partigiani italiani nella primavera del '44. Un racconto-indagine fra i dubbi della storia e le inquietudini della coscienza. Revelli riesce a mettere in movimento gli archivi militari in Germania e, a poco a poco, il puzzle prende forma. Il disperso, alla fine, dopo otto anni di ricerche ossessive, avrà già un nome, un cognome, un battaglione, una famiglia, un passato. Ma quando il nemico acquista un’identità diventa un po’ meno nemico. Più Revelli scava nella storia del “cavaliere solitario” e più l’immagine che si forma assomiglia alla propria riflessa allo specchio. Il valore della scelta partigiana e la convinzione di essere stato dalla parte giusta non vengono meno, ma l’insulsa morte di quel nemico diventa metafora di una tragedia collettiva comunque assurda. Con questo libro Revelli ci offre la narrazione di un travaglio interiore, privato e politico al tempo stesso. Un libro di memoria, di testimonianza e di riflessione etica. Soprattutto, un esempio di coraggio intellettuale.

 

IL PRETE GIUSTO

(Einaudi 1998)

 

Il prete giusto è la storia di un uomo libero, don Raimondo Viale (1907-1984), costretto a una sfida impari e solitaria con gli eventi piú aspri del Novecento. Abbandonato dalla Chiesa e malato, ha affidato a Nuto Revelli la memoria della sua vita. Sullo sfondo della campagna povera del Cuneese si snodano gli anni duri dell'infanzia, della prima guerra mondiale, l'impegno nella parrocchia di Borgo San Dalmazzo fino allo scontro con i fascisti, le prediche coraggiose contro la guerra, l'imbarazzo della Chiesa, il confino. Poi, in un crescendo, i grandi drammi collettivi: l'8 settembre, le stragi naziste e fasciste, la persecuzione degli ebrei. E la scelta istintiva di schierarsi dalla parte giusta, con l'impegno prioritario, lui prete cattolico, di soccorrere le centinaia di ebrei in fuga dalla Francia (che gli varrà il riconoscimento di «Giusto d'Israele»).

Nuto Revelli ricostruisce qui una storia individuale che si stacca dalla vicenda corale, per assumere un carattere emblematico: salvando la testimonianza di don Viale, prete antifascista e anticomunista in lotta perenne contro ogni potere, l'autore offre alla nostra riflessione un inedito punto di vista sulla storia italiana del «secolo breve».

 

LE DUE GUERRE

(Einaudi 2003 e succ)

Traduzione giapponese

«Sono un testimone del secondo conflitto mondiale. O meglio, sono un testimone delle "due guerre" del secondo conflitto mondiale: della guerra fascista e della guerra partigiana».

 

Cosí, nell'Introduzione, Nuto Revelli anticipa il contenuto del suo libro. Due guerre: quella in cui il popolo italiano è stato trascinato dalla follia nazifascista sul Fronte occidentale, su quello greco-albanese e infine sul Fronte russo; e quella guerra partigiana, che ha significato il riscatto di un'intera nazione dopo due decenni di dittatura.

Un libro tra storia e memoria: storia ricostruita «dal basso», dalla parte degli umili, come ci ha abituato l'autore della Guerra dei poveri e del Mondo dei vinti; e memoria personale, tanto piú coinvolgente in quanto vita vissuta - e sofferta - dal suo narratore. Un libro di storia - rivolto ai giovani, che hanno il diritto di sapere, e ai meno giovani, che hanno il dovere di ricordare -, che ripercorre le vicende italiane dal 1922 al dopo-Liberazione.

 

Perché ho voluto rivivere il mio fascismo, la mia guerra fascista, la mia guerra partigiana? Perché credo nei giovani. Perché voglio che i giovani sappiano.

 

IL TESTIMONE

Conversazioni e interviste. 1966-2003

(Einaudi 2014) 

 A cura di Mario Cordero

 

«La memoria è il motivo che unisce tutti i miei libri: non dimenticare, non rimuovere. Tutto nasce dall'esperienza di guerra, sul fronte russo, che mi ha segnato per sempre».

La guerra in Russia, la lotta partigiana, il ritorno a casa, il lavoro, il mondo dei vinti e quello dei vincitori, la grande disillusione. Nuto Revelli risponde alle domande dei suoi interlocutori senza filtri, senza risparmiarsi, ma sempre con un'attenzione ai «sommersi» della storia, troppo spesso dimenticati, e un'urgenza nel ristabilire continuamente il valore della testimonianza, della memoria come antidoto all'ignoranza e presupposto per godere e proteggere la libertà. Un'opera preziosa che raccoglie le interviste piú significative a un grande testimone del XX secolo.

 

IL POPOLO CHE MANCA

(Einaudi 2013)

A cura di Antonella Tarpino

 

In un inedito racconto corale Il popolo che manca presenta le testimonianze piú suggestive - dal valore letterario e antropologico insieme - della antica vita agropastorale raccolte da Nuto Revelli.

Erano gli anni dell'industrializzazione accelerata e dello spopolamento di intere aree delle campagne del Nordovest e delle montagne alpine in cui si consumò un vero e proprio «genocidio culturale», come è stato definito, distruggendo in poco tempo mondi secolari, comunità, tradizioni e paesaggi. Di quel cosmo che appare cosí remoto queste voci costituiscono l'unico, flebile e struggente tramite. Nel percorso tracciato dal Popolo che manca si è scelto di riunire le memorie piú profonde (talune integralmente inedite) dell'insieme dei protagonisti dell'epopea revelliana (i contadini del Mondo dei vinti ma anche le donne dell'Anello forte), con l'intento di fissare, entro una maglia piú larga possibile, l'intera gamma delle forme (talvolta anche crudeli) della vita quotidiana del tempo: segnata da poveri sogni di esistenze dominate dalla precarietà alimentare e dalla paura, e tuttavia forte, in parallelo, di saperi e di elaborate pratiche di sopravvivenza consolidate nei secoli.

Sono racconti stranianti che ricostruiscono il mondo del lavoro, la medicina popolare, il gioco d'azzardo, il regime alimentare, il parto e le pratiche matrimoniali consegnandoci, insieme, un universo di valori e convinzioni etiche popolato non meno di visioni ultraterrene, sacre e profane: disseminato, come è, di streghe, le masche, preti stregoni con i «libri del comando» e folletti dai nomi colorati (il ciulest). Nel rimescolarsi delle storie, sospesi quasi fra la terra e il cielo, i mondi naturali si animano, i morti vagano nelle notti autunnali, uomini e donne si trasformano in capre, lupi, cani. È un universo periodicamente nomade in cui folle di ragazzini valicano ogni anno il confine, per «affittarsi» nella vicina Francia: chi, le ragazzine, a raccogliere le violette per il mercato di Londra e Parigi vendute dalle romantiche fioraie di Chaplin, chi, i giovani, a lavorare nelle biancheggianti saline di Hyères, dove il contatto con la pelle brucia la pianta dei piedi e di notte, nelle baracche, si odono cantare les Italiens.

«Revelli dalla fine della guerra lavora con un’idea fissa: far sì che le prove sopportate dagli italiani piú silenziosi e piú dimenticati e piú pazienti non vadano perdute».

ltalo Calvino

 

 

 

I libri di Nuto Revelli furono tradotti in numerose lingue, amplificando quello che già a livello nazionale era e continua ad essere un successo letterario.

  • Revelli Nuto, La strada del Davai, traduzione inglese, 1966

 

  • Revelli Nuto, L’ultimo fronte, traduzione francese, Einaudi, 1971

 

  • Revelli Nuto, Le monde de vainçus, traduzione francese, Paris, Maspero, 1980

 

  • Revelli Nuto, L’anello forte, traduzione francese, Einaudi, 1985

 

  • Revelli Nuto, Der verschollene Deutsche, Munchen, traduzione tedesca, Beck, 1994

 

  • Revelli Nuto, Il disperso di Marburg, traduzione inglese, Einaudi, 1997

 

  • Revelli Nuto, Le disparu de Marburg, traduzione francese, Paris, Rivages, 2006

 

  • Revelli Nuto, Le due guerre, traduzione giapponese, Iwanamishoten, 2010

 

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